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Micro-mondi sostenibili

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Viaggio alla scoperta degli Eco Villaggi

02-11-2018 | Francesca Mercurio

L’essere umano è, senza ombra di dubbio, il più grande parassita che questo mondo abbia mai conosciuto.
Siamo caparbi e non ci rendiamo conto di una grande verità, scritta davanti ai nostri occhi a caratteri cubitali: “La Terra è una, ci permette di esistere e va preservata”.

Il pensiero comune è che sia impossibile cambiare le cose, ma è semplicemente il tappeto sotto il quale si nascondono la pigrizia, l’immobilismo mentale e l’abitudine alla comoda routine quotidiana. Tra i paesi europei, l’Italia, primeggia nella classifica dell’inquinamento, ed è al primo posto per numero di vittime da smog (oltre 90.000 morti premature). Le principali cause sono: traffico stradale, allevamenti intensivi, riscaldamenti e industrie.

Bisogna correre ai ripari, cambiare si può e ce lo dimostrano i numerosi eco-villaggi che sono nati in questi anni sulla nostra penisola.
Gli ecovillaggi sono delle comunità basate esplicitamente sulla sostenibilità ambientale e biologica, dove gli abitanti vivono dunque secondo modelli di sostenibilità ecologica, socioculturale, ed economica per ridurre al minimo l’impatto ambientale.

Coloro che vi risiedono hanno sposato uno stile di vita alternativo ai classici e comuni modelli socio-economici. Hanno optato per l’uso di energie rinnovabili e di soluzioni a zero impatto ambientale, come l’alimentazione per esempio, basata su permacultura o altre forme di agricoltura biologica. In alcuni ecovillaggi, i più coerenti con la loro missione, l’alimentazione è al cento per cento di origine vegetale, riducendo così al minimo lo spreco di acqua, cereali e le emissioni ci CO2 degli allevamenti oltre ovviamente alla sofferenza animale. Le case, invece, possono essere antiche e in pietra o moderne in lamellare di legno coibentato.
In piemonte, la comunità più famosa è quella di Damanhur. I suoi abitanti sono talmente legati alla natura che, all’interno del villaggio, perdono il loro nome di battesimo per acquisirne uno composto da una pianta e da un animale.
Durante la mia visita all’ecovillaggio, sono stata accolta da Gufo Mandragola, una guida che ci ha mostrato lo stile di vita Damanhuriano, basato sulla condivisione, la spiritualità (non intesa come religione, ma come introspezione) e l’arte. Quest’ultima è uno dei principi fondanti di questa comunità; talmente tanto che, negli anni, hanno scavato un tempio in una montagna e il suo interno è completamente affrescato (l’opera è in perenne divenire).

Degna di nota è anche la comunità di Urupia, in Puglia. In questo ecovillaggio, basato sull’autoproduzione, non esiste, la proprietà privata di case, terreni, denaro o mezzi di produzione ed è abolita ogni forma di lavoro salariato o sottoposto. Ognuno sceglie il proprio lavoro e partecipa alla vita economica collettiva. Viene rifiutato l’uso di tecnologie volte al consumismo, ma vengono accettate quelle che aiutano la realizzazione di un certo grado ci comfort e quelle utili (ad esempio l’acqua calda).

Insomma, dei veri e propri micro-mondi a parte, che vale davvero la pena di conoscere, vivere, sperimentare... anche solo per confrontarci, scoprire stili di vita alternativi e, nel nostro quotidiano, imparare ad eliminare il superfluo, rispettare il pianeta, sprecare un pò meno.

Perché, chissà, magari un giorno saranno la salvezza del mondo.

 

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