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L’arte di El Seed a Garbage City, per il “popolo dell’immondizia”

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È tutta questione di prospettiva

19-07-2019 | Nicole Ferrero

50 edifici nella periferia della città del Cairo sono stati trasformati dall’artista franco-tunisino El Seed in una gigantesca opera pubblica murale.
Non parliamo di un disegno semplice, ma di un lavoro prospettico importante, che prende vita nell sua interezza solo se guardato da un “diverso punto di vista”. L’opera infatti si può ammirare completamente, riuscendo a vederne la forma e il significato, solo dall’alto del vicino monte Muqattam.

L’artista si concentra sul concetto stesso di prospettiva, spiegando che spesso bisogna guardare le cose da punti di vista diversi per poterle comprendere.
Il murales, un perfetto mix tra la Street art e un brillante esercizio di calligrafia, recita in lingua araba: “Chiunque voglia vedere chiaramente la luce del sole deve prima pulirsi gli occhi.”Il quartiere del Cairo che El Seed ha scelto per il suo intervento artistico è una sorta di città nella città, quasi un ghetto. La zona infatti prende per gli abitanti del Cairo il nome di Garbage city, che significa città dell’immondizia. Questo perché chi risiede in quel quartiere vive letteralmente dei rifiuti prodotti dall’intera città.

El Seed afferma “sono loro, gli abitanti di Manshiyat Nasr che tengono pulito Il Cairo”. Chi vive in quella zona, infatti, viene definito “accumulatore di spazzatura”, gli abitanti del quartiere popolare sono classificati come reietti, gente spazzatura. El Seed, con il suo lavoro, ha voluto ricordare alle persone che tutto cambia, se guardato con occhi diversi, o semplicemente con una prospettiva differente. Quelle che sembrano enormi macchie di colore sui muri di 50 palazzine popolari, viste dall’alto diventano un’opera artistica che ha una forma ben precisa.

L’artista, nella realizzazione di Perception, questo il nome della creazione, è rimasto per settimane nel quartiere e ha coinvolto l’intera comunità, che ha partecipato attivamente alla realizzazione dei murales che compongono l’opera.

Gli abitanti hanno accolto di buon grado l’iniziativa, facendo sentire l’artista benvoluto e, a suo dire, ”come in famiglia”.
Una forma di riqualifica in un quartiere degradato, ma anche un messaggio che parla chiaro alla cittadinanza del Cairo. Non c’è una Garbage City: c’è solo gente come voi, che vive di scarti perché non può fare diversamente, ma è gente con una grande forza e una ricchezza difficile da trovare altrove, quella dell’essere altruista e umana, accogliente e ospitale, generosa anche nella povertà più estrema.

L’artista racconta di questa esperienza che è stata, a livello umano, quella che fino ad oggi lo ha colpito maggiormente.
Spesso capita di giudicare a prima vista, di percepire in base a preconcetti e pregiudizi. Perception, appunto, ci ricorda che non tutto è come sembra, bisogna andare a fondo delle cose, conoscere il diverso, avere una mente e un cuore aperti. Solo allora si potrà avere un’idea, una percezione che arriva dall’insieme di tanti elementi, proprio come la moltitudine di palazzi dipinti scelti per realizzare la sua opera.

Scrivendo questo articolo ho pensato immediatamente alla situazione italiana ed europea, alle lotte per la chiusura dei porti, alla Sea Watch, alla paura del diverso, al giudizio immediato senza avere una giusta conoscenza, ai pregiudizi, alla ricchezza che ostentano alcune persone.
Una ricchezza che invece si dimostra essere povertà: d’animo, d’intelligenza, ma soprattutto di umanità.

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